Budo come concetto e Budo definito
- Takeshi Oryoji
- 21 set 2025
- Tempo di lettura: 4 min
La visione di Jigoro Kano di internazionalizzare il Judo si è realizzata attraverso la sua inclusione nelle Olimpiadi. Tuttavia, circa sessant’anni dopo, il Judo internazionalizzato ha paradossalmente perso completamente il pensiero originale di Kano. Ciò non deve però essere visto in modo negativo. Ho descritto in precedenza questo fenomeno come una sorta di “reazione chimica” nata dall’incontro tra i giapponesi, che non conoscevano la mentalità sportiva, e gli stranieri, che non conoscevano la mentalità del budo, attraverso la pratica di una disciplina comune chiamata Judo. Sta a noi ora, partendo dai risultati resi evidenti da questa reazione, avanzare verso una direzione migliore. Kano fu un pioniere che cercò di diffondere il Judo nel mondo. La sua missione fu quella di aprire la strada a un mondo sconosciuto, quello dell’internazionalizzazione; i problemi successivi spettano ai suoi successori.
Il modello di sviluppo che Kano aveva immaginato per il Judo era la diffusione del suo pensiero insieme alla pratica. Tuttavia, dopo sessant’anni, bisogna concludere che ciò non ha funzionato come disciplina olimpica. Ma questo non è solo un fallimento: è anche un risultato positivo, poiché il Judo si è affermato con successo come sport nel mondo. Alla luce di ciò, occorre riconsiderare i modi per diffondere il concetto originario di budo. Perché tutte le arti marziali, incluso il Judo, siano riconosciute a livello globale, è fondamentale prima avere una visione il più possibile precisa della situazione attuale.
Oggi, ad esempio, le arti marziali cinesi sono spesso chiamate “Kung Fu”. Tuttavia, originariamente questo termine indicava il grado di abilità raggiunto attraverso anni di pratica e allenamento, non l’arte in sé. Solo attraverso i media, in particolare il cinema, il termine si è consolidato come denominazione generale per le arti marziali cinesi. In altre parole, “Kung Fu” oggi ha un duplice significato.
Allo stesso modo, anche il termine “Budo” ha acquisito un duplice significato nel processo di internazionalizzazione del Judo. Da una parte, indica un’attività fisica marziale praticata secondo il concetto di Do (道la Via). In questo senso, parlare di “Judo come sport” è una contraddizione, perché la pratica deve essere accompagnata dal contenuto concettuale della Via. Frequentare un dojo non significa automaticamente praticare budo: bisogna rispettare le condizioni poste dal concetto stesso di Do, che descriverò più avanti.
Dall’altra parte, “Budo” è il nome della categoria che raggruppa discipline nate in Giappone come Kendo, Judo, Kyudo, Aikido, Karate-do, Sumo-do. In questo senso, dire “Judo come sport” o “sport della categoria Budo” ha perfettamente senso. E chi frequenta un dojo di una di queste discipline può dire senza problemi di praticare budo.
In sintesi, esistono due significati:
1. “Attività fisica marziale che incorpora il contenuto pratico del Do”;
2. “Categoria che raggruppa discipline marziali nate in Giappone”.
Questa differenza equivale a distinguere tra “Budo come concetto” e “Budo definito”.
Il Budo come concetto è praticato sotto una filosofia o convinzione comune che si trova all’interno di ciascun individuo. Io stesso chiamo “Migotona ippon” la tecnica che incarna questa comunanza. Migotona ippon è dunque un concetto: più una persona approfondisce la propria comprensione, più definisce chiaramente la propria convinzione, più cresce in lei il rigore nel seguirla. Questo rigore diventa una sorta di norma interiore, un’autodisciplina. Non è una regola esterna, ma un senso di autoeducazione che impone a se stessi ciò che deve o non deve essere fatto. Quando questa comunanza si ritrova anche tra più individui, nasce il Budo come concetto. In questa prospettiva, l’attenzione verso regole e limiti esterni diminuisce, e i confini visibili con gli altri diventano astratti e sfumati. Per esempio, quando il Judo era praticato solo in Giappone, il judogi era sempre e solo bianco, e ciò non costituiva alcun problema: l’esteriorità non aveva importanza.
Il Budo definito, invece, stabilisce confini esterni chiari tra ciò che appartiene e ciò che non appartiene alla disciplina, attraverso regole e norme. Questa distinzione rende razionale il giudizio di terzi e permette la pratica sportiva. Nel processo di sportivizzazione del Judo olimpico, ad esempio, è stato introdotto il judogi blu (su proposta di Anton Geesink), proprio per distinguere visivamente gli atleti. Ciò simboleggia l’importanza delle regole nell’ambito del Judo definito come sport.
Il Budo definito si pratica dunque secondo regole condivise, e chi le rispetta appartiene alla stessa categoria. In questo contesto, le convinzioni interiori sono lasciate libere all’individuo.
In conclusione, il Budo come concetto pone il criterio di autenticità nell’autodisciplina interiore e non nei limiti esteriori. Il Budo definito, al contrario, fonda i criteri sui regolamenti esterni, lasciando liberi i contenuti interiori. È possibile introdurre il concetto di budo in una disciplina sportiva, ma non si può introdurre una definizione sportiva all’interno del concetto di budo. Così, un judoka giapponese può scegliere di affrontare un incontro sportivo mantenendo lo spirito originario del budo, anche se inefficiente dal punto di vista sportivo. Ma la sua prestazione verrà comunque giudicata solo secondo i criteri sportivi esteriori, e non in base al valore spirituale del suo budo concettuale.
Oggi, sessant’anni dopo che Kano ha reso il Judo disciplina olimpica, il Budo come attività fisica si trova dunque a essere praticato in una situazione in cui il Budo come concetto e il Budo definito coesistono e si confondono.